
L’avventura della metro C della Capitale torna sul palco nazionale, e ovviamente lo fa nel modo più caratteristico possibile. Emendamenti dell’ultima ora, fondi che evaporano come nei migliori spettacoli di magia governativa e l’immancabile corsa contro il tempo per fingere che tutto sia sotto controllo. Il sospetto è quasi certezza: quei famosi 50 milioni tagliati alla tratta T1 probabilmente ricompariranno. Ma la guerra politica è appena al riscaldamento.
I tagli del ministero e la levata dei partiti
Il ministero dell’Economia ha brandito la forbice come un parrucchiere impazzito, e per tutta risposta è arrivata una secchiata di emendamenti alla legge di bilancio, Pd, Avs e Italia Viva si sono lanciati nel tentativo di rimettere insieme i pezzi di una programmazione che, il governo ha invece pensato bene di smontare. In questa reazione per salvare gli appalti già ai blocchi di partenza, manca solo Fratelli d’Italia, che evidentemente ha deciso di osservare la scena in religioso silenzio. Forse in attesa di capire come giustificare l’ennesima acrobazia contabile.
Gli emendamenti
La manovra ora sbarca al Senato, dove si consumerà il prossimo episodio del dramma. Gli emendamenti a favore della metro C abbondano. Tra i firmatari, i senatori Pd: Beatrice Lorenzin, Filippo Sensi, Cecilia D’Elia e Daniele Manca. Il più gettonato è l’emendamento 99.71, che chiede non solo di restituire i 50 milioni spariti, ma pure di aggiungerne altri 20 per nuovi convogli.
Lorenzin rilancia in “all in”, con l’emendamento 99.95 chiedendo 160 milioni per progettare integralmente la futura linea D. Una richiesta ambiziosa, sicuramente più del governo. Oltretutto, nella stessa richiesta, sono compresi anche i prolungamenti della linea B verso Setteville e della A oltre Battistini, con tanto di diramazioni. Un pacchetto da 1,8 miliardi che, a quanto pare, vive in un universo parallelo dove i fondi non vanno e vengono a caso.
Cantieri fermi se il lotto non è interamente finanziato
L’equazione però è piuttosto semplice: niente soldi, niente cantieri. La Legge Obiettivo è chiara. E quei 50 milioni mancanti (briciole, se comparati ai tagli-monstre del 2024) potrebbero far crollare tutto il castello. Lo scorso anno la metro C perse 425 milioni. Ora siamo di nuovo qui, a guardare la stessa scena, con gli stessi protagonisti, e purtroppo anche con la stessa regia. Stavolta la questione è pure più complicata, perché la tratta T1 (Farnesina – piazzale Clodio) è essenziale per “andare” verso piazza Venezia. Ma, perché mai preoccuparsene?
Tuoni dal Campidoglio
Al Comune non l’hanno presa benissimo e qualcuno ha parlato. L’assessore ai Trasporti Eugenio Patanè ha definito “paradossale” l’ennesimo taglio. Una definizione, in fondo gentile, avrebbe potuto dire “grottesco” o “incredibile” e battere i pugni sul tavolo, ma forse ha preferito mantenere un aplomb istituzionale.
Le soluzioni alternative ci sarebbero, ma a caro prezzo: rallentamenti, ritardi e il rischio che l’ultimo tratto verso piazza Bainsizza slitti ancora.
L’assessore tuttavia, continua a ostentare ottimismo: il traguardo è essere pronti per il Giubileo straordinario del 2033, quando dovrebbe aprire anche la stazione di piazza Venezia. L’amarezza però, è che per ogni capitolo burocratico arriva puntuale in un nuovo episodio di questa interminabile saga e, i tempi rischiano di dilatarsi diventando biblici.
Foto di Cecilia Fabiano/LaPresse, tratta da: ilpost.it


















