Un anno di segnalazioni, controlli e ritorni. Il bilancio 2025 raccontato dalle voci del quartiere
Nel corso del 2025 i residenti di Tor Pignattara hanno segnalato a più riprese la presenza costante di venditori abusivi in alcune aree del quartiere. Controlli e interventi non sono mancati, ma secondo chi vive la zona il fenomeno continua a ripresentarsi con le stesse modalità. Un’inchiesta costruita attraverso testimonianze raccolte tra le strade del quartiere.
Passeggiando per Tor Pignattara, il racconto si ripete con poche variazioni. «Li vediamo quasi ogni giorno, sempre negli stessi punti», dice un residente. «Quando arrivano i controlli spariscono, ma poi tornano. Ormai sappiamo già come va a finire».
Il 2025 si chiude senza una vera svolta sul fronte dell’abusivismo commerciale, un fenomeno che molti abitanti descrivono come cronico. Non si tratta di episodi isolati, ma di una presenza che si ripete nel tempo, spesso negli stessi orari e nelle stesse strade, diventando parte di una routine che i cittadini faticano ad accettare.
Segnalazioni continue, risposte a intermittenza
Nel corso dell’anno, gruppi informali di residenti si sono organizzati per segnalare in modo sistematico la situazione. Foto, video, indicazioni precise sui luoghi e sugli orari: un lavoro costante, portato avanti con l’idea di fornire elementi utili a chi è chiamato a intervenire.
«Non è una battaglia personale – racconta una persona coinvolta nelle segnalazioni – ma una richiesta di normalità. Vogliamo regole chiare e applicate, non interventi occasionali».
Le operazioni di controllo ci sono state, così come la presenza delle forze dell’ordine e della Polizia Locale. Tuttavia, dalle testimonianze raccolte emerge una critica ricorrente: l’assenza di continuità. «Per qualche giorno la situazione migliora – spiega un commerciante – poi tutto torna come prima. E chi lavora rispettando le regole resta penalizzato».
Decoro, sicurezza, vivibilità
L’abusivismo, secondo molti residenti, non è solo una questione economica. A pesare sono anche le conseguenze sulla qualità della vita quotidiana: marciapiedi occupati, passaggi ridotti, accumulo di rifiuti a fine giornata. «La sera trovi cartoni e plastica ovunque – racconta una residente – e il giorno dopo sembra che nessuno se ne occupi».
Questi elementi contribuiscono a una percezione diffusa di degrado e insicurezza, soprattutto tra anziani e famiglie. «Non è paura – precisa un abitante – è stanchezza. La sensazione che il quartiere venga lasciato a se stesso».
Un tema complesso, senza scorciatoie
Tra le voci raccolte c’è anche chi invita a non ridurre tutto a uno schema semplice. «Dietro l’abusivismo ci sono storie difficili e problemi sociali reali», osserva un residente. «Ma questo non può diventare un alibi per l’assenza di regole. Servono soluzioni che tengano insieme legalità e inclusione».
Il punto comune, trasversale alle diverse opinioni, è la richiesta di governo del territorio. Non repressione indiscriminata, ma una strategia chiara, continuativa, capace di evitare il ripetersi di un copione ormai noto.
Il bilancio del 2025
Il bilancio di fine anno restituisce l’immagine di un quartiere vivo, attento, che segnala e chiede ascolto. Un quartiere che non si limita a lamentarsi, ma che prova a dialogare con le istituzioni, aspettandosi risposte all’altezza della complessità del problema.
Guardando al 2026, l’auspicio che emerge dalle strade di Tor Pignattara è uno solo: smettere di parlare di emergenza e iniziare a parlare di soluzioni durature. «Qui la vita di quartiere è forte – dice qualcuno – ed è proprio per questo che chiediamo rispetto. Perché questo è casa nostra».
*foto di repertorio


















