Museo Civiltà Romana – Grande assente da 11 anni, ora riapertura meno remota

Sono serviti 11 anni per farci sentire la mancanza del Museo della Civiltà Romana, chiuso dal lontano gennaio 2014. Una pausa di riflessione lunga quanto un’era geologica, durante la quale l’Eur ha avuto tutto il tempo per rimpiangere quel pezzo di Roma antica in versione “mignon”. Il museo è un simbolo particolare della monumentalità razionalista, nonché custode dell’Antica Roma, riprodotta in scala.

Eppur si muove

Il calendario però, adesso, ha finalmente segnato una data: giugno 2026, dovrebbe essere questo il mese del grande ritorno. Converrà però segnarlo a matita, che non si sa mai. Dopo un letargo più lungo di quello di una marmotta indecisa, il museo si sta preparando a riemergere dalle sue stesse rovine. Grazie a un restyling da 20,7 milioni di euro, gentilmente offerti dal Pnrr – Caput Mundi. Non si tratta, sia chiaro, della solita mano di vernice e via: qui siamo a livelli di chirurgia edilizia profonda.

Problemi al soffitto e lucernari effetto serra

Tra i pazienti più gravi ci sono stati i solai, ridotti a uno stato che definire “malaticcio” è eufemistico. Talmente messi male che persino i topi avrebbero chiesto un trasloco. Il primo step sarà quindi rimettere in piedi quei soffitti traballanti e sperare che reggano anche i commenti dei visitatori più critici.

Poi ci sono i famigerati lucernari. In teoria dovevano far entrare la luce. In pratica, hanno reso alcune sale più calde del Sahara. Colpa di materiali poco brillanti (e neanche apribili), che hanno trasformato il museo in una gigantesca stufa a cielo coperto.

Lo racconta, con l’aria di chi ha dovuto affrontare una sfida degna di Indiana Jones, l’architetto Federico Gigli della Sovrintendenza capitolina. Tra le “brutte sorprese” dovute al solaio, anche un bel deterioramento sopra la sala del plastico. Quella che ospita la Roma del IV secolo d.C. firmata da Italo Gismondi: 17 metri quadrati di gesso e gloria imperiale, attualmente in stand-by ma pronta a risorgere, tipo Fenice.

Il Planetario In vacanza forzata

Nel frattempo, il Planetario, che già aveva fatto la sua rentrée nel 2022, deve tornare a farsi desiderare da metà giugno a metà settembre. Il motivo è proprio l’intervento ai nuovi lucernari, che richiedono una pausa delle proiezioni stellari. Una sospensione tattica, dicono, per un futuro all’insegna del fresco e del risparmio energetico, grazie anche ai pannelli solari. Perché anche gli astri, devono fare la loro parte nella transizione ecologica.

Un museo per tutti

Alla fine di questo lunghissimo percorso a ostacoli, l’obiettivo è uno solo: restituire alla città un museo che non sia solo un magazzino elegante di reperti. Ma piuttosto un luogo in cui Roma possa raccontarsi (di nuovo) come si deve. “I lavori sono tanti e complicati”, ha ricordato il sovrintendente Claudio Parisi Presicce, annunciando che a novembre 2025 scatterà l’ispezione definitiva. Perché, si sa, fidarsi è bene… ma controllare i cantieri è sicuramente meglio.

Foto: Google Arts & Culture