
Il monito del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, è risuonato come un colpo secco nelle coscienze del Paese: “Il numero di suicidi in carcere è un’atrocità che non possiamo più tollerare. Occorre agire subito”. Un grido d’allarme che ha rotto il silenzio. E, immediatamente, è arrivato un primo segnale concreto: la Regione Lazio ha avviato una riforma urgente dell’assistenza sanitaria negli istituti penitenziari.
La Giunta Rocca ha varato un piano che rivoluziona l’organizzazione delle cure mediche nelle carceri laziali. Il progetto rafforza il sostegno alle Asl territoriali, chiamate a operare in contesti difficili, spesso dimenticati. La finalità è assicurare il diritto alla salute anche a chi vive recluso, in condizioni che sfiorano la disumanità.
Nel Lazio condizione pesante
La situazione nel Lazio è inquietante. I 14 istituti di detenzione presenti (3 Case di Reclusione e 11 Case Circondariali, tra cui una femminile) ospitano circa 6.800 persone. Tra loro, oltre un terzo sono cittadini stranieri, una percentuale che supera di gran lunga la media nazionale. A Roma, a Regina Coeli, le celle traboccano: il sovraffollamento raggiunge un incredibile 191%. A Rebibbia, le detenute vivono in uno spazio già oltre il limite, con un tasso del 141%, mentre il settore maschile sfiora la saturazione totale. Tra il 2023 e il 2024, c’è stato un ulteriore aumento del 5,2% della popolazione carceraria.
Essere umani con gli esseri umani
Dietro a statistiche, percentuali e numeri ci sono però degli esseri umani. Persone segnate da storie di emarginazione, dipendenza, fragilità mentale. Individui per i quali l’accesso alle cure non è solo un bisogno sanitario, ma una questione di dignità e di giustizia.
La nuova Misura della Regione si propone di garantire standard minimi di assistenza. Medicina generale, visite specialistiche, accoglienza, prevenzione, salute mentale, trattamenti per le dipendenze, screening mirati. Particolare attenzione verrà riservata ai soggetti più vulnerabili, attraverso percorsi diagnostici e terapeutici studiati appositamente per la realtà carceraria.
Le parole del governatore del Lazio
Francesco Rocca ha voluto sottolineare: “La salute è un diritto inviolabile, che appartiene a ciascun individuo, a prescindere dalla sua condizione. Questa riorganizzazione è un atto concreto, un segnale di civiltà. Una società equa si riconosce dalla sua capacità di proteggere anche chi ha perso la libertà”.
Il piano nasce da una collaborazione tra autorità sanitarie, strutture penitenziarie e sistema giudiziario, segnando una nuova fase della programmazione sanitaria nel sistema carcerario del Lazio. Una regione che, va ricordato, è la quarta in Italia per numero di detenuti, con un tasso di presenze che eccede regolarmente la capienza ufficiale.
Condizioni migliori? Questo è l’auspicio
Le parole del presidente della Repubblica hanno scosso un sistema dormiente. Nel Lazio, di conseguenza, si intravede un segnale di svolta. Ma la vera domanda resta sospesa: basterà questo piano a trasformare, davvero, le condizioni di vita dietro le sbarre, dove troppo spesso i diritti restano chiusi a chiave insieme alle persone?
Foto: lacivettapress.it

















