Roma – Gualtieri: “Le periferie romane fanno schifo”. Bufera politica sulle parole del sindaco

«Le periferie romane fanno schifo». Una frase forte, volutamente provocatoria, quella pronunciata dal sindaco di Roma Roberto Gualtieri nel corso del suo intervento agli Stati generali della bellezza, organizzati da Autonomie Locali Italiane a Cava de’ Tirreni. Il primo cittadino ha spiegato che «nelle periferie dovrebbero esserci marciapiedi, strade, alberi, parchi, piazze, spazi pubblici e non soltanto palazzoni. E quindi hai voglia di lavorare, perché voglio che Roma sia tutta bella». Un’esortazione — nelle intenzioni — a migliorare la qualità della vita nelle zone più trascurate della Capitale, ma che ha scatenato una dura reazione politica.

Bufera dalle opposizioni: “Un’offesa gratuita”

Foto di repertorio: voragine al Quadraro

La frase del sindaco è stata letta da tutto il centrodestra come un’offesa diretta ai quartieri popolari e ai loro abitanti. Il deputato di Fratelli d’Italia Marco Perissa ha dichiarato: «Gualtieri offende le periferie e la città intera. Si dovrebbe vergognare per le sue parole».
Rincarano la dose Rachele Mussolini e Francesco Carpano (Forza Italia): «A fare schifo non sono le periferie, ma i servizi del Comune, spesso carenti o assenti. Il sindaco scarica le responsabilità senza fare autocritica».
Fabrizio Santori, consigliere regionale della Lega, ha parlato di «campagna elettorale permanente sulla pelle dei quartieri abbandonati», mentre Davide Bordoni, anch’egli della Lega, ha chiesto «più rispetto per i cittadini che vivono nelle zone periferiche e affrontano ogni giorno problemi strutturali che l’amministrazione non risolve».

La replica della maggioranza: “Una provocazione per scuotere le coscienze”

Foto di repertorio: Parco Archeologico di Centocelle, carcasse d’auto

Non si è fatta attendere la risposta del Campidoglio. A guidare la difesa è l’assessore alle Periferie, Pino Battaglia, da poco entrato in giunta: «Il sindaco Gualtieri non ha inteso denigrare i quartieri popolari, ma ha lanciato una provocazione per sollecitare l’impegno collettivo. Un incitamento a fare meglio, a superare decenni di abbandono urbanistico e sociale».

Anche altri esponenti della maggioranza capitolina hanno fatto quadrato intorno al sindaco, sottolineando il senso propositivo delle sue parole. «Chi lo accusa di disprezzo strumentalizza un discorso onesto e ambizioso — ha dichiarato Andrea Catarci, assessore al Decentramento —. Gualtieri ha indicato un obiettivo chiaro: che Roma sia bella ovunque, non solo in centro».

Un attacco più ampio: archistar e burocrazia

Foto di repertorio: rifiuti Spinaceto via caduti della resistenza

Nel suo intervento, Gualtieri non ha risparmiato critiche neanche alle cosiddette “archistar” e ad alcuni vincoli burocratici imposti dalle Soprintendenze. «Dobbiamo includere la sostenibilità nel concetto di bellezza — ha detto —. Il Maxxi di Zaha Hadid? Bellissimo, ma per me è “brutto” perché è l’edificio più energivoro della città». Poi la stoccata alle autorità di tutela: «Le Soprintendenze non ti fanno piantare alberi nei centri storici. Non si poteva fare, oggi si deve fare».

Un dibattito acceso ma utile?

Le parole del sindaco continuano a far discutere. Se da una parte l’opposizione le interpreta come uno scivolone grave e offensivo, dall’altra la maggioranza le difende come una spinta necessaria a rompere l’immobilismo e a dare finalmente dignità ai quartieri dimenticati.

Intanto, nel mezzo, restano proprio loro: le periferie, che tra degrado, mancanza di servizi e isolamento sociale, attendono ancora risposte concrete, e dei ” litigi “ fra le parti politiche “Nun je ne po’ fregà de meno”… Servono fatti concreti!