
Sembravano i cavalieri del progresso, i 121 nuovi tram Urbos: eleganti, silenziosi, moderni quanto una playlist di Spotify. Dovevano essere la rivoluzione su rotaie, la svolta europea su binari. E invece? Rischiano di restare fermi come i buoni propositi di Capodanno. Il motivo? Roma non ha abbastanza… corrente. Sì, proprio così: mancano le spine giuste per accendere questi gioiellini da milioni di euro.
Ottimo acquisto ma come li carichiamo?
Benvenuti a Roma, dove si acquistano tram futuristici senza preoccuparsi di avere la prolunga. I convogli Urbos, made in Spagna con amore, sono arrivati, ma l’infrastruttura che dovrebbe farli muovere ha l’energia di una caffettiera stanca. E il tempo, naturalmente, corre più veloce dei tram stessi (che intanto, sono fermi).
Il primo segnale negativo
Il campanello d’allarme era già suonato (a intermittenza) quando la linea 8 è tornata in servizio. Ma giusto il tempo di dire “ecco, funziona!” che i tram si sono piantati. Non per guasto, ma per blackout esistenziale: le vecchie sottostazioni non ce la fanno, poverette. Sono quelle che in teoria dovrebbero “dare la carica” ma al massimo danno segnali di fumo.
La mossa disperata del Comune
Il sindaco-commissario per il Giubileo, Roberto Gualtieri, ha deciso di dare una scossa – metaforicamente, si spera. Ha firmato un’ordinanza per accelerare i lavori alla sottostazione di San Paolo. Basta con le gare d’appalto lente come il traffico sul Raccordo: qui si fa tutto “alla romana”, cioè senza bando e con tanta, tantissima fiducia.
Peccato che San Paolo non sia sola nel club delle centrali esauste. Anche Nomentana, Trastevere e piazza d’Armi annaspano. I progetti vanno a passo di lumaca, i fornitori si fanno desiderare, e l’Atac, nota per la sua puntualità mitologica, segnala ritardi “misteriosi”, legati a uno studio sui carichi elettrici affidato alla Sapienza. In pratica: anche l’università ci sta pensando su.
Tram nuovi, ma senza l’interruttore
Gli Urbos sono belli e affamati: pesano di più, vogliono più energia, e non si accontentano di una presa qualunque. Serve una rete elettrica che tenga botta. “L’armamento deve garantire condizioni adeguate al maggior carico dinamico”, dice l’ordinanza. Tradotto dal burocratese: se non rifacciamo l’impianto, questi tram resteranno a fare da arredo urbano.
Un futuro tutto da pedalare
Per evitare lo spettacolo tragicomico dei tram “nuovi di zecca ma inutilizzabili”, il Comune ha deciso di estendere la procedura lampo anche alle altre sottostazioni che fanno cilecca. Si spera, con le dita incrociate e l’occhio ai fondi europei, di recuperare il ritardo e non perdere la faccia. Perché altrimenti l’unica cosa moderna sarà la delusione. E per quella, Roma, non ha bisogno di elettricità.
Foto: odisseaquotidiana.com

















