Trevi Nel Lazio, La menzogna è un boomerang, torna sempre indietro

Continuare a sostenere il falso contro la realtà è un comportamento che, nel lungo periodo, tende inevitabilmente a ritorcersi contro chi lo mette in atto, generando conseguenze negative sia a livello personale che sociale. La realtà, infatti, possiede una propria inerzia e, non adattandosi alle invenzioni personali, finisce per imporsi. Un concetto che si ostinano a non voler comprendere i consiglieri  di minoranza di “Unione e Cambiamento” , che poggiano la loro attività di opposizione, con l’unico intento di screditare ad ogni costo anche con la fantasia, l’azione amministrativa del Sindaco Silvio Grazioli.  In una recente intervista su un’emittente regionale, il Sindaco Silvio Grazioli, ha risposto in maniera molto chiara, smascherando le “farneticazioni”  dei consiglieri di Unione e Cambiamento, legate al discorso che il Comune guidato dal Sindaco Grazioli abbia ceduto l’acqua ad Acea quando  poteva nel 2015 rivendicare la nuova normativa sull’ambiente per evitare la cessione del servizio idrico ad Acea. “Già nel 2007 –afferma il Sindaco Grazioli–  era uscita una norma che consentiva ai comuni sotto i 1000 abitanti, che gestivano in autonomia il servizio idrico, di non consegnarlo al gestore (che nel Lazio è ACEA).  Nel 2015 tale norma era stata estesa ai comuni che avessero la completa gestione del servizio idrico integrato e che avessero le sorgenti all’interno di aree protette. Pertanto il consiglio comunale, doveva fare la dichiarazione di gestione autonoma di tutto il servizio, cosa che il comune di Trevi non poteva fare, infatti non poteva dichiarare che gestiva il depuratore (in quanto lo gestiva l’Acea), non poteva dichiarare che gestiva tutta la rete fognaria, (in quanto dalla Conicella in giù fino agli Altipiani la gestiva il Corecalt), non poteva dichiarare che aveva tutte le sorgenti (in quanto l’acqua agli Altipiani la dava l’Acea), è evidente che si sarebbe dichiarato il falso ideologico. Il consiglio comunale del 20/12/2018 dichiarò la volontà di gestire il servizio idrico e che le fonti della Cardellina e di Capodacqua fossero all’interno del Parco dei Monti Simbruini, esprimendo  chiaramente la volontà di NON cedere il servizio idrico ad Acea, motivando la scelta anche con un punto fondamentale e cioè: “”le fonti sono qualitativamente pregiate e ricadono all’interno del Parco dei Monti Simbruini e vanno tutelate””.  E’ bene anche ricordare che in quella seduta consiliare,  il consigliere di minoranza Pietro Bianchini non  volle votare la mozione ed è uscì dall’aula, tra l’altro contestando che Capodacqua fosse o meno all’interno del Parco.  La nostra opposizione al commissariamento venne rigettata ed il  giudice motivò sottolineando che: il Comune di Trevi Nel Lazio ha aderito nel  2004 ad Acea Ato2, non può  gestire in modo autonomo perché ci sono in totale tre enti diversi che gestiscono i vari ambiti idrici sul territorio: Corecalt, Comune di Trevi ed Acea,  e pertanto  la vostra opposizione al commissariamento viene respinta””. Più chiaro di così !!!  La verità è che in Italia tutti i comuni sono stati commissariati, e tutti hanno conferito il servizio idrico agli Ato che ripetiamo nel Lazio è ACEA. Soltanto alcuni comuni sotto i mille abitanti che gestiscono in proprio la rete idrica, fognaria ed il depuratore continuano a gestire il servizio, tutti gli altri sono stati commissariati, e tutti, compreso noi, hanno perso le cause. Pertanto –conclude Grazioli– voler travisare la realtà è soltanto un’operazione politica che tende a prendere in giro i cittadini.  L’atteggiamento che mostrano i consiglieri di minoranza di “Unione e Cambiamento”   non porta a nulla, perché i cittadini di Trevi conoscono le vicissitudini del caso, cercare ad ogni modo di ingannarli mistificando la realtà è davvero triste”. Come ha fatto lo stesso Pietro Bianchini, che giustificando la sua uscita in quel Consiglio Comunale oggi arrampicandosi sugli specchi,  afferma: “Delibera ad hoc per allocchi come i successivi ricorsi al TAR, se aveva intenzione di non cedere l’ acqua ad Acea doveva farla nel 2016 quando è uscita la norma che lo permetteva. Il resto è fuffa e questo è il motivo per cui non ho partecipato alla votazione per non essere preso in giro e non prendere in giro i cittadini”. “Infatti il ricorso fatto dal Comune di Trevi al TAR –commentano alcuni cittadini che hanno chiara la situazione- collegandosi a quella norma, per Bianchini sono “fuffa”, invece lui nel suo ruolo di consigliere di minoranza  ha preferito abbandonare l’aula piuttosto che esercitare il suo dovere istituzionale di consigliere di minoranza esprimendo la propria posizione e quella dei suoi elettori, ha preferito abbandonare l’aula  , ed oggi è lui e gli altri consiglieri di Unione e Cambiamento  a continuare a prendere in giro i cittadini”.