VI Municipio. L’impianto a biomasse tra Colle Monfortani e Colle Prenestino si farà

Il biogas? Si fa, che piaccia o no

Il Tribunale Amministrativo del Lazio ha messo il sigillo definitivo sull’ennesima perla dell’urbanistica illuminata. Ha elegantemente respinto il ricorso dell’associazione Konsumer Italia e dei cittadini della zona, che da mesi osavano chiedere di non trasformare via Prenestina in un centro industriale a cielo aperto. Altra condizione che deriverà dalla presenza dell’impianto è il deprezzamento degli immobili residenziali e commerciali, non una cosa da poco per i proprietari.

Il ricorso è carente nella forma

La sentenza dell’udienza del 16 luglio, rappresenta un bel colpo basso per chi, forse con un pizzico di ingenuità, pensava che il diritto alla salute, all’ambiente e a un quartiere vivibile contasse ancora qualcosa. I giudici, molto pragmaticamente, hanno deciso che il ricorso era carente dal punto di vista formale e procedurale. Tradotto: il merito della questione, cioè l’inquinamento, la viabilità, l’identità del territorio… può attendere. L’importante è la forma.

Un’opera “ripulita” e rimessa in pista

Il progetto era stato bocciato nel 2021 perché ritenuto incompatibile con l’ambiente. Proprio quell’ambiente che adesso dovrebbe accoglierlo serenamente e senza problemi. I promotori, imprenditori del settore energia, sono così tornati alla carica con un maquillage tecnico-burocratico e, voilà, hanno ottenuto il via libera dagli uffici della Regione Lazio.

Nel 2023 è arrivata la consacrazione

Autorizzazione definitiva per un impianto che tratterà 75.000 tonnellate di rifiuti l’anno su un’area di oltre 41.000 metri quadri nel bel mezzo dell’Agro romano. Un’area agricola, a dire la verità, ma solo sulla carta. Perché grazie all’AIA, che pare essere la bacchetta magica della burocrazia, quella che era campagna è diventata per incanto “infrastruttura tecnologica”. Chi ha bisogno di agricoltura, dopotutto, quando si può avere biogas?

Ma cos’è un impianto a biomasse?

Si tratta di un’installazione che utilizza materiali organici di origine vegetale o animale, per produrre energia, principalmente calore ed elettricità. Le biomasse possono essere scarti agricoli, residui forestali, legna, pellet, oppure sottoprodotti di origine animale. In pratica, l’impianto brucia la biomassa per generare calore, che può essere utilizzato per il riscaldamento di ambienti o per produrre acqua calda sanitaria. In alcuni casi, il calore può essere trasformato in energia elettrica tramite turbine.

Il ricorso? Tardivo, sbagliato e poco pertinente

Konsumer Italia ha provato a opporsi, sottolineando una cosa piuttosto logica: forse, per autorizzare un’opera del genere, serviva l’ok del commissario per il Giubileo, cioè il sindaco Gualtieri. Ma il Tar ha prontamente ricordato che il commissario straordinario può agire solo su opere essenziali per il Giubileo. E questo impianto, per fortuna o purtroppo, non figura tra i miracoli previsti nel programma.

Quanto all’impatto ambientale, cioè il nocciolo del problema, i giudici hanno tagliato corto: la valutazione è stata presentata troppo tardi. Inammissibile. Fine della storia.

I cittadini? Possono sempre lamentarsi!

Dall’altra parte della barricata, i residenti del quadrante Est di Roma si dicono piuttosto contrariati. “Il Tar ha guardato solo le carte, ignorando completamente cosa succederà al nostro quartiere”. Ma in fondo, che sarà mai? Un po’ di puzza, qualche camion in più, alcuni ettari di verde in meno… tutto in favore del progresso!

Intanto a Colle Prenestino si moltiplicano le preoccupazioni per un impianto che rischia di stravolgere l’identità della zona. Le istituzioni però, sembrano più che altro concentrate a non far deragliare la grande macchina dell’autorizzazione.

Nessun vincitore, nessun vinto? Beh, per ora vince l’impianto

Le spese legali? Ognuno si tiene le sue. Il Tar ha disposto la compensazione totale. Un modo elegante per dire che la causa era complicata, le questioni giuridiche nuove e che, in fondo, la partita è ancora aperta. Magra consolazione per chi sperava di difendere un po’ di territorio, ma tant’è. In fondo, si sa: in Italia, a vincere è sempre il progetto. Anche quando nessuno lo vuole.

Foto: grelazio.blogspot.com