I dehors si riprendono Roma
Con una decisione che sa di beffa, il Tar del Lazio ha smontato parte del nuovo regolamento comunale sull’occupazione di suolo pubblico, restituendo libertà (e profitto) a bar e ristoranti. Una decisione che ha scatenando l’ira dei residenti del centro storico, già esasperati da anni di invasione commerciale.
Non si può vietare tutto
Con una sentenza depositata il 15 luglio, i giudici amministrativi hanno cancellato il divieto totale di installare pedane e tavolini nelle aree pedonali e nel Sito Unesco, giudicandolo “irragionevole” e “discriminatorio” nei confronti degli operatori. In sintesi, il verdetto del Tar è che: vietare tutto è troppo!
E anzi, i giudici affermano che ogni caso va valutato, magari osservando la pendenza dei marciapiedi o la forma delle strade. Spiegano che una pedana potrebbe perfino “migliorare la sicurezza” e “favorire l’accessibilità”. Come se il problema del centro storico fosse la mancanza di pedane, e non l’assedio di tavolini, sedie e ombrelloni che da anni soffocano lo spazio pubblico e la vivibilità dei residenti.
Il ricorso dei ristoratori
A portare il Comune di Roma davanti ai giudici sono state due società di ristorazione, Il Barroccio e Capitale Srl, affiancate dall’associazione Roma Più Bella (il cui ricorso, ironia della sorte, è stato dichiarato inammissibile). Per le due aziende, però, il Tar ha accolto parte delle richieste, demolendo pezzi del nuovo regolamento voluto dall’assessorato alle Attività Produttive.
I giudici hanno bocciato anche la norma che imponeva di smontare entro 30 giorni i dehors temporanei installati durante il Covid. Trenta giorni sarebbero “manifestamente irragionevoli”: ne servono almeno 90, secondo il tribunale. Un altro colpo al tentativo, già fragile, di riportare ordine nello spazio pubblico della Capitale.
Le regole che sopravvivono
Restano invece in piedi alcune disposizioni: il rapporto tra superficie interna ed esterna, l’obbligo di fideiussione pari a un anno di canone e la delimitazione grafica con strisce verniciate. Poca cosa, in un quadro che rischia di ridare mano libera a chi da anni trasforma le piazze storiche in dehors a tutto campo.
Residenti esasperati, Comune in difficoltà
La decisione del Tar riaccende una rabbia mai sopita. I residenti del centro storico, che già consideravano troppo deboli le norme del Campidoglio, ora temono il ritorno del caos. Tavolini ovunque, pedane sui sanpietrini, vicoli e piazze del patrimonio Unesco trasformati ancora una volta in ristoranti all’aperto permanenti.
Dal Campidoglio, per ora, arriva solo prudenza: si valuta un possibile ricorso al Consiglio di Stato. Ma la sensazione è che a Roma, ancora una volta, abbiano vinto i tavolini.
Foto: pierluigipiccini.it


















